domenica 27 marzo 2011

giovedì 17 marzo 2011

IL GIAPPONE - 7° parte

a cura di Ist. Benini Barbara

LEGAME CON ALCUNI DEI MIEI MAESTRI

Ascoltando le esperienze di alcuni maestri dello Shotokai che hanno partecipato a numerosi stage del Maestro Murakami, tra cui i maestri Maltoni, Cellini e Vacchi, ho potuto constatare che fosse un grande maestro, persona carismatica. Ogni suo allenamento era un’esperienza umana esclusiva e con un pizzico di invidia posso anche affermare indimenticabile. 




8 : La scuola Shotokai in Italia e i contatti con lo Yuten Kai Giapponese


La “Scuola Shotokai Italia”nasce nella prima metà degli anni ’80 come nuova denominazione del “Murakami Kai”, l’associazione creata dagli allievi del M° Tetsuji Murakami negli anni ’70 con lo scopo di diffondere il karate do Shotokai nella forma trasmessa dal maestro. Fu lo stesso Murakami a decidere il cambio di denominazione.
Con l’obiettivo di rendere la gestione più snella e rispondere alle esigenze degli iscritti, la Scuola Shotokai Italia viene riorganizzata, tramite approvazione di uno statuto, in occasione dello stage nazionale tenutosi nel settembre 1992 a Sportilia. Tuttora l’associazione opera nell’ambito della Federazione Italiana Karate Tradizionale  e discipline Affini (FIKTA) diretta dal responsabile tecnico nazionale M° Maltoni Antonio e gestita, dal punto di vista organizzativo, da un consiglio direttivo.
Il primo incontro concreto tra l’organizzazione Italiana e l’organizzazione giapponese “Yutenkai” risale al 2000 quando la nostra delegazione è stata  invitata a partecipare alla “Yuten Kai Annual Joint Camp 2000”.

Apro una parentesi per spiegare il significato del termine Yuten Kai e a cosa si riferisce. Lo Yuten Kai è un’associazione organizzata dagli allievi diretti di Egami Sensei (maestro). Yuten (pregando il cielo) era lo pseudonimo utilizzato dal M° Egami per firmare le proprie  opere calligrafiche  (shodo).

Attualmente in Giappone l’associazione si articola in sette gruppi principali:
1.     Oita Yuten Kai – prefettura di Oita
2.     Oita Mu Ten Kai – prefettura di Oita
3.     Okayama Yuten Kai – prefettura di Okayama
4.     Hosei University Giwa Domon Kai - Tokyo
5.     Toho University Yuten Kai - Tokyo
6.     Heiho Ten Shin Kai – Kawasaki, Kanagawa
7.     Jujitsu Yuten Kai – Kawasaki, Kanagawa

Ritorniamo all’incontro con l’organizzazione Yuten Kai giapponese, ottima occasione per poter apprezzare l’insegnamento dei Maestri Kinoshita, Matsuhashi, Koibuchi, Ariga, Nakano e Ito, tutti allievi diretti del M° Egami. Il M° Koibuchi è anche il fondatore del club “Fujitsu Yutenkai” di Kawasaki. Si parte con il taiso (ginnastica preparatoria), successivamente con kihon e kumite terminando con una fase di allenamento libero in cui ogni praticante poteva approfondire le tecniche apprese in un’atmosfera di scambio spontaneo. L’esito estremamente piacevole di questo incontro ha posto solide basi per la continuazione del rapporto tecnico con l’associazione giapponese.
Infatti nell’ottobre 2001 e 2002 vengono invitati i maestri Isao Ariga e Masayuki Nakano allo stage Internazionale svoltosi a Sportilia. In questi incontri i maestri giapponesi hanno potuto constatare il nostro livello tecnico e confermare l’uniformità del nostro lavoro con quello praticato dallo Yuten Kai. L’enfasi posta sulla decontrazione e sul corretto assetto del corpo con gli esercizi proposti è palpabile e i maestri si sono prodigati a chiarire i principi che stanno alla base delle tecniche presentate. La novità del primo incontro è stata la pratica del cosiddetto “enjoying keiko” (allenamento per divertirsi) al quale abbiamo partecipato tutti con entusiasmo, compreso i  due maestri giapponesi che si sono cimentati in esercizi  a coppie con due bambine: ciò ci fa rendere conto di quanto la semplicità e l’umiltà possano essere sinonimo di grandezza. L’alto numero di partecipanti è il segno della buona riuscita dello stage, emozionante e appagante, sotto la direzione di persone così “grandi” sia dal punto di vista tecnico che da quello umano.

9: Esperienza finale in Giappone


In chiusura di questa “tesina” ho deciso di riportare le mie impressioni in merito allo Yutenkai Gasshuku, stage estivo svoltosi a Tokyo in giugno 2004,  condotto dai maestri Kinoshita, Koibuchi, Fukawa, Ariga e Nakano, allievi del grande maestro Egami. Vari sono stati gli allenamenti, in diversi posti, con tutti i maestri che ho citato; tutti ci hanno dato prova delle loro capacità tecniche senza riserve, ripetendo a più riprese gli stessi esempi, quasi facendoci sentire fuori luogo per tanta disponibilità e cordialità.
Che dire.... un sogno che si avverava: finalmente ho avuto la possibilità di confrontarmi di persona con figure quasi “mitiche” di cui avevo fino a quel momento solo sentito parlare, scoprendo che si tratta di persone semplici, ma di immenso valore.
Attraverso il loro esempio ho capito che l’umiltà nell’insegnamento,  la generosità nei consigli, il rispetto verso i praticanti, il rigore nell’allenamento devono essere elementi costanti ed imprescindibili nella pratica del karate.
Lavorare con loro è stato, dunque, un’esperienza interessante, coinvolgente e di alto valore didattico per chi, come me aspira ad un continuo miglioramento. Al di là di questo, quel che mi ha colpito è l’umiltà che queste persone dimostrano: (vedere il maestro Koibuchi il più anziano del Fujitsu Yutenkai mettersi in fila ed eseguire le tecniche seguendo gli ordini di un altro maestro molto più giovane è stato alquanto strano per noi occidentali, sempre desiderosi di metterci in evidenza rispetto alle altre persone) e, per quel che riguarda gli altri praticanti, la totale mancanza di competizione nei nostri confronti: per loro eravamo compagni con cui praticare una disciplina, in piena collaborazione e senza la minima rivalità. Più volte al termine degli allenamenti mi sono ritrovata a pensare che, invece, molto spesso noi occidentali gareggiamo “contro” il nostro compagno, per vincerlo e non per crescere insieme.
Uno dei punti focali del loro modo di praticare, ben evidenziato dal Maestro Kinoshita: durante la dimostrazione di alcune tecniche di Kumite ogni attacco veniva convogliato in un vortice di cui il suo corpo era perennemente il centro; ci si trovava proiettati senza avere la percezione fisica della sua azione. Nel momento in cui gli attacchi venivano intercettati, sembrava che le nostre forse ci abbandonassero completamente e qualsiasi tentativo di opporre resistenza fosse del tutto vano. Ho avuto modo in questo frangente di ripensare agli allenamenti fatti in Italia con i maestri Ariga e Nakano, che  ininterrottamente ci spiegavano esercizi per la centralizzazione ed una maggiore flessibilità, facendo esempi su come mantenere sempre una posizione corretta su tutte le tecniche, sfruttando al massimo la nostra energia.
Nonostante lo stage sia stato impegnativo e gli allenamenti abbiano assorbito la gran parte del nostro tempo, accompagnati dagli amici dello Yutenkai, persone a nostra disposizione giorno e notte,  io ed i miei compagni di viaggio  abbiamo avuto modo di fare anche turismo “tradizionale” scoprendo alcuni aspetti di una città come Tokyo e visitando luoghi di enorme valore culturale, che mi hanno emozionato e nello stesso tempo arricchito spiritualmente.
Tokyo è una città meravigliosa, ricca di contrasti: accanto a immensi grattacieli ultra-moderni, ristoranti di ogni genere e cultura, centri commerciali grandissimi, luci rutilanti, si trovano antichi templi, vere e proprie oasi di tranquillità e spiritualità nel caos della vita contemporanea. Allo stesso modo, persone vestite secondo i dettami della nostra moda, con telefoni cellulari di ultima generazione si mescolano a signore vestite col classico kimono, zoccoli di legno ai piedi e acconciatura tradizionale. Una cosa che mi ha particolarmente colpito è il silenzio che regna nelle metropolitane, nonostante siano affollate di gente in continuo movimento: i passeggeri sui treni stanno in silenzio, ad occhi chiusi, per distaccarsi dal mondo e rilassarsi. Un momento di quiete, dunque, nella vita di persone che in media lavorano dodici ore al giorno, spesso dedicando il week-end ad attività di socializzazione con colleghi e capiufficio e alla spesa con tutta la famiglia in un grande centro commerciale. Nonostante questa vita frenetica tutti mostrano una tranquillità, una cordialità e una cortesia disarmanti, sempre pronti a saluti, inchini e ringraziamenti.
Uno dei momenti vissuti molto intensi è stata la visita presso il Kamakura-reien alla tomba del Maestro Egami partecipando come da tradizione offrendo fiori, lavando la tomba e facendo bruciare bastoncini d’incenso.
Sicuramente una delle tappe più interessanti è stata la visita a un tempio buddista zen di scuola Rinzai, il Manju-ji di Oita, nell’isola di Kyushu.
La giornata dei monaci inizia alle quattro di mattina. Nella sala centrale si respira un’atmosfera magica; nulla è casuale o superfluo: al suono profondo di martelli, tamburi e campane che ritmano la recitazione dei  Sutra i monaci veloci e sicuri occupano il proprio posto.
L’emozione sale ai massimi livelli con l’arrivo del maestro, che si colloca ai piedi della statua del Buddha. Anche in questo ambiente mi ha impressionato l’espressione di quiete, di profonda serenità, di armonia dipinta sul volto dei monaci, sempre cordiali e disponibili nei nostri confronti, in ogni momento, anche quello della colazione consumato insieme a loro nella sala pasti del tempio.
Nell’isola di Kyushu abbiamo visitato Oita, scoprendo un altro aspetto del Giappone: non più Tokyo, la grande metropoli iper-tecnologica, ma una cittadina che offre un panorama bellissimo dal punto di vista naturalistico, con le sue verdi colline, le risaie e i giardini curatissimi a fianco di ogni casa.
Abbiamo avuto poi modo di visitare Beppu, una delle città termali più famose del Giappone per la varietà delle sue acque. Qui tremila stazioni termali forniscono acqua calda e riscaldamento ad alberghi e ad abitazioni private. Non è mancata l’occasione di visitare luoghi ricchi di storia e interessanti per il loro valore artistico: un esempio, la visita al castello di Kumamoto, uno dei più famosi del Giappone, fatto costruire circa quattrocento anni fa da un signore feudale, all’interno del quale sono esposte alcune armature antiche dei Samurai.
Durante il nostro soggiorno infine, siamo inevitabilmente entrati in contatto con riti, costumi, usanze tipiche e tradizionali. Una di queste è il bagno giapponese, l’ofuro, al quale siamo stati invitati spesso, quasi dopo ogni allenamento. Si dice che i giapponesi facciano il bagno dopo essersi lavati; in effetti la tradizione prevede che prima ci si lavi in un apposito locale, insaponandosi e risciacquandosi accuratamente stando seduti su di uno sgabello, poi ci si immerga in una grande vasca piena di acqua piuttosto calda. Un altro rito per rilassarsi e ripulire la mente, oltre al corpo, dallo stress quotidiano.
L’emozione che ho più volte captato durante i racconti  dei ricordi fra il mio Maestro, Antonio  Maltoni, ed il figlio del Maestro Egami  era un segno evidente di un legame fra passato e presente che di sicuro dava ancor più valore al nostro lavoro.
Il viaggio in Giappone, dunque, ha rappresentato per me un occasione di arricchimento culturale e interiore, che mai dimenticherò.

martedì 8 marzo 2011

ALLENAMENTO SSI CINTURE BLU, MARRONI, NERE

Continuano gli allenamenti del programma annuale della SSI, il prossimo appuntamento è per sabato 19 marzo presso:

Palestra Centro Sportivo città di Cesena
E.Ferrari, 315
Cesena, Italy
 
con i seguenti orari:
 
programma:
ore 10.00 - 12.00 cinture nere
oer 15.00 - 19.00 cinture blu, marroni, nere
 
per informazioni rivogersi a:
 
 
 

giovedì 3 marzo 2011

STAGE A FONTANELLATO IL 20 MARZO

Il prossimo 20 Marzo si terrà al palazzetto dello sport di Fontanellato uno stage diretto dai maestri Ziliotti e Lombardi.

Lo stage sarà improntato sul kumite e su tecniche di difesa personale.
orari al mattino:


bambini dalle 9,30 alle 10,30
adulti dalle 10,00 alle 12,00

orari al pomeriggio:
bambini dalle 15,30 alle 16,30
adulti dalle 16,00 alle 18,00



clicca qui per contattare ASD Karate - do Shotokai Parmense

venerdì 25 febbraio 2011

LA SSI PARTECIPA AD UNO STAGE IN PORTOGALLO

Continua piacevolmente ad evolvere il rapporto di amicia e collaborazione con la A.S.P (Associação Shotokai de Portugal ); dopo la partecipazione  degli amici portoghesi allo stage Karate International Camp organizzato a dicembre 2010 dalla SSI (leggi tutto), ora la SSI va in Portogallo e ricambia la visita .

La Scuola Shotokai Italia sta infatti organizzando dal 29 aprile al 1 maggio 2011 un viaggio a Oporto, in Portogallo, per partecipare ad uno stage dei nostri amici portoghesi.

Prossimamente saranno disponibili tutti gli aggiornamenti e gli orari della manifestazione.

E' disponibile la circolare 02/2011 con le prime informazioni utili sui voli e gli alloggi in Portogallo. 


martedì 22 febbraio 2011

IL GIAPPONE - 6° parte

a cura di Ist. Benini Barbara


6:  Il maestro Egami e lo stile Shotokai





Shigeru Egami nasce a Fukuoka nel 1912, in una famiglia di costruttori edili.
Praticante di arti marziali sin da bambino, egli conosce il maestro Funakoshi all’età di 20 anni diventandone allievo. Coinvolto insieme ad altri maestri, Egami partecipa in varie occasioni a numerose dimostrazioni organizzate nella divulgazione del Karate-do in Giappone.
Continua ad allenarsi con vari maestri ed amici pur non godendo di ottima forma fisica tanto da venir scartato dalla visita per il servizio militare. In seguito alla morte del fratello maggiore egli  torna nell’isola di Kyushu preso dal dovere di tornare a seguire l’azienda familiare. Non sentendosi adatto a questa vita fa ritorno a Tokyo impegnandosi con Yoshitaka Funakoshi e Hironishi allo sviluppo del karate-do.
In questo ambito il lavoro continua e progredisce con la creazione, da parte di Yoshitaka Funakoshi, di nuove posizioni come il Fudo Dachi e nuove tecniche di calcio quali lo yoko geri, il mawashi geri e ushiro geri (posizioni che nel tempo si sono perfezionate divenendo più basse e ampie). In questo periodo apparve per la prima volta il termine Shotokai come denominazione del comitato che si adoperò per la creazione del dojo dedicato esclusivamente alla pratica del karate, diretto dal maestro Fuankoshi, chiamato Shotokan. Solo in un secondo momento il termine Shotokai viene utilizzato come sinonimo del metodo del M° Egami.
Considerato uno dei suoi allievi più attivi, tanto da diventare il primo assistente del M° Gichin Funakoshi e poi, dopo la morte di quest’ultimo, responsabile dell’Hombu dojo. Egami iniziò ad insegnare karate all’università di Gakushuin e nel corso della seconda guerra mondiale insegnò inoltre alla Nakano School, centro di addestramento per spie e commando giapponesi.
Gli eventi che si succedettero nel 1945, la distruzione della casa, del dojo del M. Funakoshi e la morte di Yoshitaka, figlio del maestro e suo grande amico, scossero Egami il quale prese a cuore la necessità di perseguire, insieme a Hironishi, la via iniziata e da sempre indicata da Yoshitaka grande amico e compagno di pratica.
Cominciano così le sue ricerche nel corso delle quali  mette a dura prova il suo fisico compromettendo la sua salute già precaria. Egli sente la necessità di trovar delle risposte sull’ efficacia dello tsuki sul corpo umano. La sua passione è tale da mettere a  disposizione il proprio addome affinché più persone lo colpissero allo scopo di chiarire i suoi dubbi sugli effetti prodotti dai colpi. Affinché il colpo andasse a segno era necessario ed indispensabile che il tempismo fosse perfetto, non approssimativo.
Nel corso delle ricerche si rese conto che l’allenamento portato avanti fino a quel momento illudeva il praticante di generare forza mentre, al contrario irrigidiva, bloccando i movimenti. Scoperto il difetto decide di rimettere tutto il suo allenamento in discussione, lavorando per sciogliere ed elasticizzare le parti tese ed indurite.
Lo stile Shotokai comincia così a prender forma. Ora mi soffermo a parlare di questo stile dando alcune nozioni a riguardo. La pratica Shotokai è caratterizzata da tecniche fluide e eleganti, eliminando le contrazioni muscolari al fine di riappropriarsi dei movimenti naturali del corpo.
E’ articolata in tre aree principali: kihon, kumite e kata.
Il Kihon è lo studio dei fondamentali per lo sviluppo del Ki cioè delle tecniche di pugno, calcio e parata. Il kumite ( incontro delle mani ) consiste nello studio degli esercizi di combattimento con uno o più compagni. Il kata è lo studio di combinazioni di tecniche di combattimento. A questi ambiti prettamente tecnici si aggiunge il Junan Taiso o ginnastica di riscaldamento preparatoria.
La postura principale e in assoluto più utilizzata è lo zenkutsu dachi, attuata con il peso del corpo spostato sulla gamba avanzata, ginocchio anteriore flesso la cui perpendicolare cade oltre la punta del piede, ginocchio posteriore flesso e rivolto verso l’alto. Al contrario di quanto avviene in altri stili, nello Shotokai i piedi sono allineati e non posti su due binari paralleli. Maggiore è il senso d’equilibrio percepito dal praticante se assume posizioni ampie e basse, che hanno oltretutto il vantaggio di irrobustire il corpo. 
In riferimento a questo particolare stile il M° Egami scrive :
“Lo scopo dell’allenamento e i suoi frutti sono elementi che ciascuno afferra da solo nel tempo, ognuno a modo suo….mediante l’impegno costante.. .alle prime battute il corpo non si muove come vorrebbe.. comincia a funzionare gradualmente finché arriva il momento in cui reagisce allo stimolo dell’avversario con movimenti naturali…
L’allenamento è conoscenza di sé e delle proprie possibilità passando attraverso il rapporto con l’altro…”
Durante un allenamento egli ricevette da Tadao Okuyama un colpo (tsuki) molto efficace, diverso da quelli ricevuti fino a quel momento, colpito dall’accaduto prese la decisione di cambiare radicalmente i concetti e le forme convenzionali di esecuzione. Inizia così ad adottare tecniche in completa decontrazione evitando completamente l’uso di forza, considerata non necessaria.
Focalizza il suo pensiero sul modo di colpire apparentemente leggero e rilassato ma estremamente efficace che gli ricordava il modo di eseguire le tecniche da parte dei suoi maestri e compagni (Takeshi Shimoda, Yoshitaka Funakoshi e lo stesso Gichin Funakoshi). Un incontro con il maestro Inoue, nipote del fondatore dell’Aikido, e fondatore dello Shinwa Taido, lo porta ad interessarsi alla circolazione dell’energia vitale all’interno del corpo umano. Purtroppo, durante questo tipo di ricerca la sua salute viene molto compromessa da due interventi allo stomaco che lo portano all’impossibilità di nutrirsi con ulteriore debilitazione del suo fisico. In quel momento gli amici vicini gli sono di grande aiuto.
Egami in un momento di grande sconforto ripensa alle parole del proprio maestro riguardo l’allenamento, che nel karate doveva essere praticato da tutti, a partire dai bambini fino agli anziani. Cerca così di mettere tale insegnamento nonostante la precarietà del suo stato di salute. I risultati furono rassicuranti, così egli decise di dedicare il resto della propria vita alla pratica del karate. Le ricerche proseguono e nel frattempo viene fondata la JKA la quale, nonostante la sua fondazione e supervisione gestita da uomini con una linea tradizionale, a poco a poco venne indirizzata verso principi commerciali con regolamenti per competizioni agonistiche. Questi eventi preoccuparono molto il maestro Funakoshi perché allontanavano da quello che lui inizialmente aveva introdotto e divulgato come insegnamento del karate. A questo punto Egami avverte la preoccupazione del maestro e decide di seguire gli incoraggiamenti a continuare la via del budo.
Nel 1956 fu tra i fondatori della Nihon Karate-do Shotokai insieme al proprio maestro Gichin Funakoshi, a Genshin Hironishi e altri maestri.
In seguito, la morte del proprio maestro colpi profondamente Egami e gli avvenimenti dei giorni seguenti furono la scintilla che lo spinsero a proseguire con maggiore determinazione nella propria ricerca. Divenne quindi istruttore capo del dojo Shotokan, hombu dojo del gruppo Shotokai, ricostruito dopo la distruzione ad opera dei bombardamenti americani del 1945.
Nel 1967 fu colpito, durante un allenamento, da un attacco cardiaco e salvato in extremis da un suo allievo, Hiroyuki Aoki, con una tecnica di rianimazione. Ne seguì così un altro lungo periodo in ospedale.
Il dolore provato in quegli attimi  e soprattutto la gioia conseguente al risveglio dal coma lo colpirono molto e lo portarono a rivedere il significato dato alla propria vita e alla pratica del karate-do.
Egli a tal proposito scrisse:
“La partecipazione emotiva fu pressoché assoluta, io che avevo sempre ostentato un abituale stato di calma.”
Comprese il valore forte della vita, splendente e che trasmette una gioia straordinaria.
…l’amicizia delle persone intorno; lo scambio fra le persone non sono sicuro di essere in grado di raccontare quel che mi fu concesso di apprendere…
….l’uomo non è fatto per vivere da solo; sostenuto da molti, similmente alla maglia di una fitta rete, vive in relazione agli altri, attraverso lo scambio con gli altri. Ecco ciò che compresi”
Visse altri quindici anni che dedicò totalmente alla diffusione della “Via” tracciata dal suo maestro e da lui seguita e sviluppata.
Le sue condizioni fisiche si aggravarono nel 1981 durante un allenamento, viene così ricoverato in ospedale e l’ 8 gennaio Egami si spense in seguito a complicazioni causate da una polmonite.

mercoledì 16 febbraio 2011

Convocazione assemblea ordinaria soci SSI

Si rende noto che

SABATO 19 FEBBRAIO 2011


presso la sede sociale in Cesena (FC) - Via Enzo Ferrari 315  (presso palestra CSC)- è convocata l'assemblea ordinaria degli associati alla Scuola Shotokai Italia - alle ore 14,30 in prima convocazione e alle ore 19,00 in seconda convocazione.




lunedì 14 febbraio 2011

ALLENAMENTO SSI - cinture blu, marroni, nere

Continuano gli allenamenti organizzati dalla SSI. Il prossimo si terrà

Sabato 19 febbraio
dalle ore 10.00   alle ore 19.00

presso il
Via E. Ferrari, 315 - 47521 Cesena (FC)
tel.0547-630631
per qualsiasi informazione contattaci :